is someone visiting me?

mercoledì 22 febbraio 2012

Peragrātio Cerebris, Me vs. my brain.

Con il senno di poi si può capire una pletorica quantità di cose che prima, con lo sguardo offuscato ed il cervello obnubilato da arcobaleni, stelline e glucosio, non riuscivamo nemmeno a immaginare.


Ad esempio che "de gustibus non disputandum est", è vero.
Ma diamine c'è sempre limite al non disputandum.
O peggio ancora che quello che dicono i bimbiminchia: "6 quello ke 6 e nn cè nnt di meglio al mondo", in fondo in fondo, non è un ragionamento così sbagliato.
Anzi, è qualcosa di perfettamente sensato.


Per quanto riguarda la ciceronica affermazione, sono solo dell'idea che quando metà universo ti viene a dire che qualcosa, e soprattutto qualcuno sia inguardabilmente aberrante, è inutile convincersi che sia carino.
Piuttosto diciamo che lo troviamo, che ne so, convincente.
Quindi quando dite che qualcuno è bello, anche se è un ritratto di Kandinsky che cammina, siate obiettivi e dite che porta il suo fascino, senza portare avanti la causa del Non Disputandum.
Disputandum eccome, e a volte si può anche elidere la radice "Di".


Per quanto riguarda la seconda linea di pensiero, ah, c'è da scrivere un trattato.
Sono innanzitutto dell'idea che quando ti spingi contro i tuoi canoni estetici e credi che una qualunque cosa ti possa piacere, stai solamente imponendo al tuo cervello di remare controcorrente perchè, per un motivo o per l'altro ti senti in vena di cambiamenti.Senti che cambiando qualcosa di esteticamente visibile, può cambiare anche il tuo destino.
Putroppo, successivamente, ti rendi conto che non è Final Fantasy e se, dopo esserti vestito sempre di nero, ti compri un maglione arancione l'unico risultato che hai ottenuto è solo un look imbarazzante e contro la tua natura.
Non credete, la stessa cosa vale per gli affetti ; non è stando con il Nerd o l'ultimo che sceglieremmo sulla terra, che le sorti della nostra vita cambieranno.


E a questo punto, dopo esserci dilungati in digressioni poco utili e soprattutto poco condivise, posso arrivare al cuore del discorso.


Queste due affermazioni mi servivano per fare capire alla ristretta cerchia di persone che leggono il mio blog, che andare contro se stessi non serve a nulla, essere quello che si è, è veramente essere il meglio.
Ognuno di noi ha mille vite parallele,  un po' siamo traviati dalla televisione che ci impone canoni di vita lontani dal nostro essere realmente, un po' ci lasciamo condizionare dagli altri e un po' cerchiamo di evitare situazioni spiacevoli accaduteci in precedenza.
Quindi se siamo persone buone e disponibili, che vengono "sfruttate" dagli altri, automaticamente giochiamo a fare gli insensibili che odiano il mondo e trattano tutti in maniera spregevole.
Se amavamo follemente e credevamo nell'amore in maniera Leopardiana, come unica fuga da una vita di stenti e sofferenze e successivamente abbiamo sofferto per aver amato troppo, ci rinchiudiamo in noi stessi, rinnegando tutto ciò che abbiamo fatto e andando a vivere su una roccia come eremiti davanti a un laconico panorama thailandese.
Se volevamo diventare dei grandi artisti e una sola persona ci viene a dire che le nostre perfomance/creazioni non soddisfano le aspettative, andiamo a lavorare in miniera, sperando che ci cada un masso addosso perchè la nostra vita è finita, lo stesso giorno in cui uno sconosciuto ha deciso di romperci le uova nel paniere.


Insomma, di esempi da fare ne avrei a bizzeffe, vorrei solo concludere dicendo che andare contro noi stessi, non è altro che controproducente, si pensa di star meglio; ma più si prosegue, più si sta male.
La vita, è vero, è un continuo cambiare e rinnovarsi, ma non è un cambiare radicalmente, perché ciò che siamo, il carattere che ci siamo costruiti non possiamo modificarlo, non possiamo indossare maschere differenti in base a fattori di convenienza, non possiamo smontare le fondamenta del nostro essere come se fossero mattoncini Lego.
Dobbiamo essere quello che siamo, e prendere la vita con più leggerezza, senza pensare che ciò che ci viene detto o fatto da esterni sia colpa di nostre debolezze caratteriali.


Siamo quello che siamo.
Non c'è niente di meglio al mondo.

venerdì 9 dicembre 2011

La fantascienza.

Ma il fottio dovuto alle mille mila millantatorie fiere di Milano?
Vogliamo davvero parlarne?
Ok, parliamone.


Sono giunto alla conclusione che le persone siano come i batteri, nelle occasioni speciali, i soggetti più comuni alle uscite di casa evacuano spore dalla bocca e creano altre persone, più possibilmente persone che non si lavano, che infestano la città.

Questi esemplari, che normalmente stanno a casa a bighellonare, girano per Milano intasando i pochi metri cubi che ci danno a disposizione con le loro presenze, non solo tangibili, no ma anche olfattive.

Fateci caso, gente.
C'è una manifestazione quasi-semi-del tutto-particolarmente importante, e la popolazione di Milano cresce esponenzialmente.
Un po' la provincia si porta dietro le vittime del consumismo e del conformismo che con il loro zombie's brain partecipano a qualsiasi cosa, senza nemmeno chiedersi il perchè di tale entusiasmo nel visitare la mostra del novecento o chissà, nel guardare la fiera degli Obei Obei.
Un po' i cittadini stessi, che come in uno scenario post-apocalittico, escono di casa solo per le cose veramente importanti, come la Fiera dell'artigianato, olezzando tutto le zone limitrofe con fragranze all'uva passa, al vinello, all'ascella. [Fragranze firmate Arbre Magique, ovviamente]

Oh sì, è matematicamente provato ogni volta che la metropolitana, il tram, il treno il tandem, l'enterprise, il trenino/conga, o qualsiasi altro mezzo pubblico è pieno di gente, 1/3 degli elementi puzza da far schifo, e l'aria diventa irrespirabile, e l'unica cosa che ti resta da fare è pregare di sopravvivere fino al momento in cui potrai tornare a respirare aria pulita, ovvero il momento in cui scendi dal mezzo e ti accorgi che ti hanno fottuto il portafogli.

In ogni caso, si parlava di matematica e io sono arrivato a una conclusione.

Fiere/eventi a Milano = Flusso eccessivo di persone.
Flusso eccessivo di persone = Olezzo di fogna + gatto bagnato.
Flusso eccessivo di persone = Metropolitane piene

Flusso eccessivo di persone x (Olezzo di fogna + gatto bagnato) + Metropolitane piene = Fabio incazzato.

Per concludere, e riassumere:

Fiere/eventi a Milano = Fabio incazzato.

martedì 26 aprile 2011

Ex ore tuo te judico.

È da un po' di tempo che ricevo complimenti a riguardo della mia scrittura.
La gente si stupisce perché, forse, è rimasto ancora qualcuno di giovane che in Italia sappia scrivere correttamente.
A essere sinceri sono pochi anni che scrivo in una maniera adeguata.
Forse due. 



Ho ritrovato giusto stamane un tema che avevo scritto all'alba della seconda superiore.
Beh, aberrante a dir poco.
Non tanto per gli errori di ortografia, quelli mancavano, o comunque non presenziavano in una maniera tale da spingermi al suicidio.
La forma era abominevole, però.
Periodi lunghi pagine intere, soggetti sotto- sotto- sotto- non proprio- per nulla-intesi che lasciavano al malcapitato lettore il perenne dilemma: "Ma di cosa sta parlando?"
Insomma, c'era da piangere.
In aggiunta, anzi, ad aggravare il tutto c'era la questione che Fabio provava idiosincrasia verso qualsiasi libro non fosse Harry Potter.
E ad essere sinceri la Rowling in quanto a scrittura non era sicuramente una grande docente.

Mi sono reso conto che l'Italiano era importante solo dopo esser maturato.
Ho iniziato a leggere, e ho imparato che la punteggiatura esisteva per un motivo, che gli apostrofi non erano stati inventati a caso, e che l'utilizzo di termini un po' più forbiti non mi avrebbe fatto passare per un sogenannten "Secchione" bensì per una persona con una buona padronanza della propria lingua madre.
Mi sono anche reso conto che parlare con gente che "sapeva il fatto suo" mi avrebbe aiutato a elevare il mio livello di co
noscenza della lingua.
Cicerone sosteneva infatti che: "d
icendo homines ut dicant efficere solere", ed era vero, avevo in casa una donna dalla cultura generale immensa, alla quale faceva enorme piacere parlare di qualcosa che non fossero i programmi televisivi, e non sfruttavo questa opportunità di accrescere la mia, di cultura.
Mano a mano ho imparato a parlare correttamente, ho preferito seguire schemi culturali piuttosto che ludici, ho capito che nella vità non sono le parole di una canzone sapute a memoria che ti fanno sfondare. Bensì, la tua conoscenza del mondo che ti circonda, il tuo sapere.
E il tuo sapere, in un modo o nell'altro, finisce a influire sul tuo modo di scrivere.

Tutto questo per dire cosa.
Prescisamente non lo so.
Era una digressione sulla mia vita e sulla mia trasformazione da ignorante bisbetico a persona che qualcosa sa, e che ha sempre più voglia di imparare.

E cosa dire. Non lasciate che Lady Gaga vi ottenebri con canzoni trash, che il grande fratello vi faccia venire l'encefalogramma piatto, che amici vi faccia vivere di sogni aleatori [senti da che pulpito], vivete e conoscete, diamine.


domenica 24 aprile 2011

resoconti.

Approfittarne per Pasqua per fare un resoconto su di me.
Sì, penso sia stata una buona idea.
Non ho un colore preferito. Non ne ho mai avuto uno, e questa cosa in infanzia mi ha creato numerosi problemi, sembra una cretinata, ma a me ha sempre stupito.
Non ho un posto carino dove nascondermi, o meglio non ho mai trovato un posto carino dove nascondermi. Ho sempre trovato qualcuno da qualche parte che in una maniera o nell'altra mi innervosisse. Credo che l'unico posto dove poter stare solo con me stesso sia un' isola sperduta dell' Honduras.
Ho sempre giornate piene di cose da fare, e per questo ho amici che si contano sulle dita di una sola mano e vanno benissimo così, non parliamo della vita sentimentale. A causa dei miei impegni ho perso spesso così tante opportunità, che mi chiedo se avessi fatto lo shampista a quest'ora quanti mariti avrei avuto. Ma va bene così.
Ho seri problemi con la musica, ascolto di tutto e mi arrabbio perchè questo tutto non ascolta mai me.
Non so se mi piaccia l'amore, mi spaventa molto, è una strana cosa che mi ha fatto sempre dare, dare, dare, e ricevere ben poco. 

Almeno per la maggior parte delle volte.
Vorrei avere milioni per il gusto di averli, per spendere a caso quattrini in cose che desidero, senza dovermi preoccupare per ogni euro speso. 
Vorrei vivere in città. La vita di provincia, in questi malinconici paesini che costeggiano la Milano che tanto amo, è diventata opprimente. E' come una scatola che mi contiene da quando sono nato: più cresco, più mi sta stretta.
Voglio girar poco e veder tutto. Voglio girar molto e veder poco.
Vorrei saper parlare sempre meglio, poter affrontare i più disparati discorsi, imparare tutto da tutti.

Vorrei anche fregarmene di tutti, ma non ci riesco mai.
Vorrei anche che avessero la vita eterna i cani, le nonne che cucinano da dio, le mamme belle dentro e fuori, come la mia.
Avrò una decina persone che mi fanno sorridere, e spesso il mio sorriso è forzato.
Sì dimezzano se si tratta di ridere. Ridere veramente.

Non voglio paranoie, ma serenità. Questa è, però, una cosa che desiderano tutti.
Voglio pranzare con latte e cereali forse, oggi. Ma essendo pasqua, verrò riempito all' ingrasso come i bovini al macello.

Mi piace parlare e spesso ma alla gente non rispondo perchè non ne ho voglia, perchè ho da fare, perchè avrei da pregare che in testa le cascasse un vaso, perchè vogliono sapere troppo.
Non mi piace stare al centro dell'attenzione. E' un paradosso, lo so. Un'artista vive di questo. Ma se non si tratta di stare sul palcoscenico, non mi sento in dovere di farmi vedere. Il silenzio è una fantastica opportunità per studiare chi mi circonda.

Mi annoiano troppe cose e mille persone, scrivo solo perchè non ho niente da fare oggi pomeriggio.
Sono una persona, come tante. Ho un bel carattere, così dicono. 
e questo non è vero. Vorrei cambiare mille e più volte il mio carattere, indossarlo come fosse un abito e decidere poi quale mi piace di più.
Ho i miei modi, la mia vita, il mio sonno, le mie voglie, le mie cicatrici, i miei occhi e non quelli altrui, per questo io mi vedo in un modo e di come mi vedono gli altri non me ne frega proprio niente.
Non è vero.
Il parere altrui mi distrugge, sono un eterno indeciso e insicuro.

Voglio la pizza con i wurstel e le patatine adesso, voglio anche svegliare mio mia madre e mettermi a parlare ore con ler perchè così avrei il primo sorriso di stamattina, vorrei che mia madre tornasse a sorridere sinceramente. Vorrei che tutti noi tornassimo a sorridere sinceramente. Vorrei avere meno paura di perdere gente importante e esser sicuro di non essere inferiore a nessuno. Vorrei non aver mai da sentirmi in debito con nessuno.
Vorrei avere una vita un po' più così, e un po meno così.
Vorrei tornare a sorridere, sinceramente.
Già detto?
Beh repetita iuvant.

venerdì 4 marzo 2011

L'epopea dell'inizio della fine che comporta un nuovo inizio.

Nel mattino grigio come il mio umore, a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il professore rimbombò di schianto: "Oggi interrogo."



E come no.


Ormai siamo alla fine, e i docenti, paurosi di una nostra possibile brutta figura alla maturità [esame ritenuto indispensabile alla nostra sopravvivenza nel mondo civile, seiner meinung nach], ci caricano di cose da fare come se stessimo studiando per l' ammissione all'accdemia della Crusca.
 

Non capendo che il nostro è un indirizzo polivalente non si rendono conto che noi non possiamo dare un peso maggiore a una materia piuttosto che a un'altra, dal momento che sulle 12 che abbiamo l'unica che non è una materia d'indirizzo è educazione fisica. 


Ne consegue un nostro sempre maggiore abbiosciamento fisico e psicologico, che ci rende aberranti e consapevoli della nostra pantagruelica oscenità, il che ci tortura cerebralmente e ci avvilisce ancora di più in un circolo vizioso che ci porterà all'essere scambiati con qualche stallatico da utilizzare nei campi, o a uno di quei mostricini apotropaici siciliani [in versione maxi, però.]


Non solum, sed etiam, 


Sono indietro con il progamma, e spiegano milioni di argomenti a lezione; nel momento in cui, però, noi diciamo che non abbiamo tempo di studiare loro ci rispondono con un "Dovevi studiare volta per volta."
Ma abbevillano che non sei altro, se tu spieghi 9 autori dell'avanguardia artistica in una lezione dei quali 8 non hai nemmeno citato, e la volta dopo ci interroghi. Mi spieghi dal punto di vista gestionale dove lo collochi il "Volta per volta?"



Il labore dell'esame più colpisce loro, più ricade su di noi, tra l'altro.
In classe infatti c'è stata una scissione in stile Impero Romano alla morte di Teodosio nel 395 d.C.

I barbari professori hanno saccheggiato la nostra mente, e il nostro cuore, e ciò che ci rimane è la milza che secerne astio e odio verso il prossimo.
Altro che destra o sinistra.
Altro che moderati o radicali.

Qui siamo ai livelli de "De Bello Gallico", o per essere più trash, di Uomini e Donne. 


{Mi reputo fortunato tra l'altro a sedere di fianco all'aggressiva della classe, che così, ahimè, si sfoga saltandomi alla giugulare se le chiedo il temperino. Povera creatura.}





Le uniche che hanno capito che per evitare una nostra insurrezione la sola via è quella della demagogia sono le professoresse di giapponese e tedesco.
Semper sancte.






MA CAZZO, SONO ESTERNE. 


 



venerdì 24 dicembre 2010

Ipocrisia

Siamo in vacanza, finalmente.
Una vacanza aspettata e meritata, un periodo di break dallo stress scolastico della durata ben\solo 20 giorni.

Siamo in vacanza.
Perchè? Per Natale.

La festa commerciale più vecchia del mondo.
Ci sono diverse cose che mi lasciano basito.

Cose come i clichè, le frasi fatte, i dogmi comportamentali che indirettamente impone questa festa, e ultimo ma non per importanza, il fatto che la società odierna ci abbia inculcato in questa mente che fare regali a natale è simbolo di affetto. SOLO PER SPECULARE SUL NOSTRO ESSERE PECORE AL PASCOLO.

Infatti non credo proprio che se io regalassi un diamante a uno sconosciuto quello penserebbe: "Visto come mi vuole bene? L'ha fatto a natale". Sono dell'idea che il bene che si vuole a una persona sia come la marmellata: che va spalmato su un panino di 365 giorni. e non su un'angolino di essi che rappresenta una festività.

E la questione "A natale si è tutti più buoni"? Sinceramente la trovo una cosa falsa e ipocrita. Quando una persona è una merda, rimane merda. Natale o compleanno che sia. La cosa giusta da dire sarebbe: "A natale fingiamo tutti di essere buoni."

Un'altro elemento che non mi è mai andato giù sono i momenti di felicità forzata.Scatta l'ora "x". Arriva il 24-25 dicembre e tutti sono in clima Outstanding, Ooh è natale. Arriva il Natale e delle mollette invisibili arrivano e ti liftano le estremita della bocca in modo tale da non avere altro che sorrisi, falsi, per le successive 48 ore.

O anche l'aria natalizia, i composti chmiici cambiano, vero?
Non si respira più ossigeno, si respira zenzero.Non si butta più anidride carbonica ma si butta mascarpone.
Mi spiegate cosa significa l'aria del natale?Per esempio oggi c'è un clima di merda. Piove e proprio nella strada che portava al Gigante c'era un'incidente.Sarà stata la slitta di babbo natale? O forse la morte, giusto perchè siamo in periodo di gioia e felicità, salverà le loro anime e non solo, regalerà loro anche una fetta di pandoro?
Non diciamoci cazzate, dai.

Arriva il Natale e tutto il mondo e freneticamente felice. La persona che giusto un giorno prima, se le fossi andato contro col carrello ti avrebbe mandato a quel paese, ora invece ti dice "Non si preoccupi!" Ti caccerebbe un sorriso a 3 milioni di denti dove sei in grado di vedere anche le tonsille che cantano "All i want for Xmas is you" e i reni vestiti da babbo natale, e proseguirebbe canticchiando uno di quei tormentoni natalizi che ormai conoscono pure in Cambogia, dove non hanno nemmeno la tv.
Tutti indaffarati a fare cene, cenette e cenoni. Che servono solo a bloccarti la digestione e a spendere un patrimonio di soldi, dimenticandoti che metà di essi li potevi devolvere a qualche associazione benefica. Proprio come oggi ho fatto io.

Tutti che chiamano, chiamano, chiamano, solo per dire un imbarazzato "Buon Natale" a persone che non sentivano dal natale scorso.

Tutti che vanno a messa. Se la domenica precedente a messa erano in 100, la sera di natale sono in 1000. Probabilmente speranzosi che Dio, perchè siamo andati a messa a Natale, salverà la nostra anima.
Insomma, il natale è solo un altro modo per dimostrare quanto la gente sia ipocrita e facilmente trascinabile.

lunedì 29 novembre 2010

Un Must

Ma direi fantastica.
Fantastica cosa?
Fantastica la Gaffe che ha fatto una mia amica dicendomi.
"Cioè ma caaro, tu non lo sai ma avere l'amico gay è un must."

Un must de che?
Naturalmente sono stato zitto e ho annuito, perchè lei era convinta di aver detto
la frase del secolo, senza in realtà fregarsene altamente che l'amico, gay, di fronte a lei in quel momento si fosse sentito strumentalizzato e paragonato a un chiwawa [che i nobili tra l'altro portano in giro come fossero pochette firmate Gucci.]
Beh penso che se ne sia accorta del suo aver detto: "fabio, sei la cosa più preziosa che io abbia mai indossato. Guarda come ci fissan tutti con invidia, cioè sto andando in giro con al guinzaglio il mio gay preferito."
Ciònonstante, dovesse mai leggere questo post, sappia quella fanciulla che non me la sono presa. Mi son sentito un po' un giubbotto, Ma va bene comunque.