La gente si stupisce perché, forse, è rimasto ancora qualcuno di giovane che in Italia sappia scrivere correttamente.
A essere sinceri sono pochi anni che scrivo in una maniera adeguata.
Forse due.
Ho ritrovato giusto stamane un tema che avevo scritto all'alba della seconda superiore.
Beh, aberrante a dir poco.
Non tanto per gli errori di ortografia, quelli mancavano, o comunque non presenziavano in una maniera tale da spingermi al suicidio.
La forma era abominevole, però.
Beh, aberrante a dir poco.
Non tanto per gli errori di ortografia, quelli mancavano, o comunque non presenziavano in una maniera tale da spingermi al suicidio.
La forma era abominevole, però.
Periodi lunghi pagine intere, soggetti sotto- sotto- sotto- non proprio- per nulla-intesi che lasciavano al malcapitato lettore il perenne dilemma: "Ma di cosa sta parlando?"
Insomma, c'era da piangere.
In aggiunta, anzi, ad aggravare il tutto c'era la questione che Fabio provava idiosincrasia verso qualsiasi libro non fosse Harry Potter.
E ad essere sinceri la Rowling in quanto a scrittura non era sicuramente una grande docente.
Mi sono reso conto che l'Italiano era importante solo dopo esser maturato.
Ho iniziato a leggere, e ho imparato che la punteggiatura esisteva per un motivo, che gli apostrofi non erano stati inventati a caso, e che l'utilizzo di termini un po' più forbiti non mi avrebbe fatto passare per un sogenannten "Secchione" bensì per una persona con una buona padronanza della propria lingua madre.
Mi sono anche reso conto che parlare con gente che "sapeva il fatto suo" mi avrebbe aiutato a elevare il mio livello di conoscenza della lingua.
Cicerone sosteneva infatti che: "dicendo homines ut dicant efficere solere", ed era vero, avevo in casa una donna dalla cultura generale immensa, alla quale faceva enorme piacere parlare di qualcosa che non fossero i programmi televisivi, e non sfruttavo questa opportunità di accrescere la mia, di cultura.
Mano a mano ho imparato a parlare correttamente, ho preferito seguire schemi culturali piuttosto che ludici, ho capito che nella vità non sono le parole di una canzone sapute a memoria che ti fanno sfondare. Bensì, la tua conoscenza del mondo che ti circonda, il tuo sapere.
E il tuo sapere, in un modo o nell'altro, finisce a influire sul tuo modo di scrivere.
Tutto questo per dire cosa.
Prescisamente non lo so.
Era una digressione sulla mia vita e sulla mia trasformazione da ignorante bisbetico a persona che qualcosa sa, e che ha sempre più voglia di imparare.
E cosa dire. Non lasciate che Lady Gaga vi ottenebri con canzoni trash, che il grande fratello vi faccia venire l'encefalogramma piatto, che amici vi faccia vivere di sogni aleatori [senti da che pulpito], vivete e conoscete, diamine.
Insomma, c'era da piangere.
In aggiunta, anzi, ad aggravare il tutto c'era la questione che Fabio provava idiosincrasia verso qualsiasi libro non fosse Harry Potter.
E ad essere sinceri la Rowling in quanto a scrittura non era sicuramente una grande docente.
Mi sono reso conto che l'Italiano era importante solo dopo esser maturato.
Ho iniziato a leggere, e ho imparato che la punteggiatura esisteva per un motivo, che gli apostrofi non erano stati inventati a caso, e che l'utilizzo di termini un po' più forbiti non mi avrebbe fatto passare per un sogenannten "Secchione" bensì per una persona con una buona padronanza della propria lingua madre.
Mi sono anche reso conto che parlare con gente che "sapeva il fatto suo" mi avrebbe aiutato a elevare il mio livello di conoscenza della lingua.
Cicerone sosteneva infatti che: "dicendo homines ut dicant efficere solere", ed era vero, avevo in casa una donna dalla cultura generale immensa, alla quale faceva enorme piacere parlare di qualcosa che non fossero i programmi televisivi, e non sfruttavo questa opportunità di accrescere la mia, di cultura.
Mano a mano ho imparato a parlare correttamente, ho preferito seguire schemi culturali piuttosto che ludici, ho capito che nella vità non sono le parole di una canzone sapute a memoria che ti fanno sfondare. Bensì, la tua conoscenza del mondo che ti circonda, il tuo sapere.
E il tuo sapere, in un modo o nell'altro, finisce a influire sul tuo modo di scrivere.
Tutto questo per dire cosa.
Prescisamente non lo so.
Era una digressione sulla mia vita e sulla mia trasformazione da ignorante bisbetico a persona che qualcosa sa, e che ha sempre più voglia di imparare.
E cosa dire. Non lasciate che Lady Gaga vi ottenebri con canzoni trash, che il grande fratello vi faccia venire l'encefalogramma piatto, che amici vi faccia vivere di sogni aleatori [senti da che pulpito], vivete e conoscete, diamine.
amo!
RispondiEliminaErica